Editoria: verso licenziamenti Unità. Staino, Renzi che fa?

”Non è accettabile il modo di agire della proprietà, in questa situazione si faccia vedere il socio di minoranza il PD. Renzi mi dica cosa vuol fare di questo giornale”. Lo chiede il direttore dell’Unità Sergio Staino, nella conferenza stampa dai toni duri alla quale ha partecipato insieme al condirettore Andrea Romano (Pd), il cdr e la redazione (27 persone) del quotidiano, entrato in assemblea permanente, e in sciopero dopo la comunicazione da parte dell’amministratore delegato, Guido Stefanelli (attraverso una delegata dell’azienda Pessina), di voler dare il via a licenziamenti collettivi senza ammortizzatori sociali.

Da Fonti del Nazareno arrivano ”sconcerto e indignazione nell’apprendere della decisione dell’Amministratore delegato dell’Unità di procedere all’invio di lettere di licenziamento collettivo, non solo senza aver interpellato il Pd, socio di minoranza, ma, peggio, senza alcun preavviso nei confronti dei lavoratori cui va la nostra piena solidarietà”. Cesare Damiano, presidente Commissione Lavoro della Camera ed ex ministro, dice ”bisogna assolutamente scongiurare qualsiasi ipotesi di licenziamento, a maggior ragione in una situazione in cui è prevista una assemblea dei soci che potrebbe portare ad un aumento di capitale”.

Il Cdr, soffermandosi sulle poche informazioni ricevute sul piano, spiega: ”Ci hanno detto che ci sarà una progressiva diminuzione dei giornalisti. Non ci hanno dato una risposta sul numero di licenziamenti ma vogliono iniziare a procedere immediatamente. Ci batteremo in ogni sede contro questa decisione, politica, sindacale e anche giudiziaria, ne abbiamo molti motivi”. L’azienda, ribadisce il comitato di redazione, ”per diciotto mesi non è stata in grado di presentare un piano industriale che garantisse futuro e progettualità al giornale”. Comunque sottolinea ”ogni crisi dell’Unità ha sempre avuto una causa principalmente politica, ed è così anche in questo caso”. Sulla gravita di questa crisi, non ci sono dati certi: ”sappiamo che quando siamo tornati vendevamo 60 mila copie, ora secondo dati ufficiosi siamo sulle 7000”.

Numeri dovuti, secondo il cdr ”alla mancata distribuzione in molte grandi città, non aver finanziato nessuna campagna pubblicitaria per il rilancio del quotidiano, anzi aver ridotto il numero delle pagine, chiuso il numero del lunedì, e rinunciato alla presenza sul web, visto che il sito dell’Unità non è curato da questa redazione”. Staino che non sente Renzi ”dalla mia nomina, quattro mesi fa, quando mi ha accolto con grande entusiasmo”, reputa le responsabilità della proprietà ”gravissime”, soprattutto, perché quest’annuncio, ”viene 24 ore prima dell’assemblea dei soci fissata per domani che aveva all’ordine del giorno la ricapitalizzazione del quotidiano ma anche quella di un possibile fallimento dell’azienda. L’incontro di oggi avrebbe dovuto essere una trattativa sulla prima ipotesi”. Il Pd, sottolinea Staino ”potrebbe mostrare un interesse molto maggiore verso questo giornale” dice. ”Non hanno nemmeno fatto entrare i diffusori che avevo mandato alla Leopolda, li hanno lasciati fuori sotto la pioggia, rimbalzandosi le responsabilità. E dentro solo uno delle minoranza Pd ha parlato di noi attaccandoci, nessuno ha detto invece che stavamo facendo grosso lavoro per raccontare la realtà. Sto lavorando isolato”.

Il cdr chiede inoltre al Partito Democratico ”che utilizzi i prossimi 30 giorni per verificare se ci siano le condizioni per nuovi ingressi non dettati da improvvisazione”. Andrea Romano, assicura ”come condirettore e come deputato del Pd, che faremo ogni passo necessario per difendere I posti di lavoro”. E’ intervenuto in conferenza stampa anche il segretario Generale della Fnsi Raffaele Lorusso, che aveva da poco provato ”a contattare uno degli azionisti. Mi ha detto che non mi poteva parlare perché impegnato in conference call e che si rifarà vivo. Dobbiamo prendere atto c’è una sorta di marcia indietro o una non volontà ad assicurare piano di sviluppo per questa testata storica. Mi auguro si possa tornare a un tavolo di trattative serio”.

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