Alitalia: a breve advisor per piano. Calenda: “Serve progetto con ok azionisti”

Il tempo passa e la necessità di un piano industriale che sia base di rilancio per Alitalia si fa sempre più stringente. Tre settimane era stato il timing fissato dal Governo nell’incontro dello scorso 9 gennaio col management della compagnia. Una tempistica ribadita oggi dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Intanto, lunedì, proprio Calenda e il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, incontreranno i sindacati, preoccupati per esuberi che appaiono inevitabili (circa 1.500, con una forchetta che andrebbe dai 600 ai 1.600). E sempre lunedì il Governo cercherà di evitare, in extremis, lo sciopero del trasporto aereo programmato per venerdì prossimo. La centralità del nuovo piano industriale quinquennale, del resto, è stata ribadita anche oggi da Calenda, che ha invitato a non pensare alla strada della “ri-nazionalizzazione”, visto che “quando era dello Stato” la compagnia è stata gestita “molto molto male”. 

Alitalia deve presentare “un chiaro piano industriale, parlare di esuberi così non è più accettabile”, dice il ministro dello Sviluppo economico alla registrazione di Faccia a faccia in onda stasera su La7 sottolineando che il piano “in questo momento non c’è nella sua completezza” e “finché gli azionisti non lo approvano non è un piano industriale che può essere presentato al governo”. “Penso – ha aggiunto – che in tre settimane saranno in grado di presentare un piano che prima di tutto convince gli azionisti”.

I problemi – ha aggiunto il ministro – non si risolvono solo licenziando le persone. Nessuna azienda va bene e riprende solo perché licenzia”. Il piano industriale, ha ribadito, non è stato presentato “né ufficialmente né ufficiosamente” perché, appunto, ancora non è stato approvato dagli azionisti. “Loro hanno già cominciato a fare un lavoro per capire cosa non ha funzionato” e “il presidente – ha ricordato – ha detto che lo presenterà a brevissimo, noi siamo pronti a dare tutto il supporto possibile”. Il piano, ha ribadito, “prima di tutto deve convincere gli azionisti, che hanno messo un sacco di soldi, soprattutto quegli degli emirati”. Quella su Alitalia “è una grande scommessa, difficile” perché “non è più compagnia di bandiera. Non la sottostimo” ma ora “è importante che si chiarisca dove vuole arrivare e quale è la sua missione”. 

   

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