La coppia dopo l’amore è solo economia

Dopo gli applausi a Cannes alla Quinzaine des Realisateurs (e al festival di Torino) arriva in sala il 19 gennaio distribuito da Bim ‘Dopo l’amore’ (L’economie du couple) con un cast importante con Berenice Bejo (ormai una delle due regine di Francia insieme a Marion Cotillard), un attore/autore come Cedric Kahn e una gran dama come Marthe Keller.

Dopo l’amore parla di un fenomeno ormai frequente nella nostra disastrata societa’: cosa accade a un uomo e una donna che non provano piu’ amore l’uno per l’altro ma sono costretti dalla vita a restare comunque sotto lo stesso tetto.

Accade proprio questo a Boris e Marie dopo 15 anni di convivenza. Solo che i soldi adesso non bastano, lei rivendica di aver comprato la casa, lui di averne finanziato la ristrutturazione e nessuno dei due vuole (o puo’) lasciare la presa. E’ dunque a questo che si puo’ ridurre un sentimento (senza contare che di mezzo ci sono anche dei figli) mentre la morsa della crisi si stringe sempre di piu’ e offusca perfino la memoria dei sentimenti? La regia di Lafosse e’ secca e senza compiacimenti; la sua macchina da presa non lascia nemmeno per un momento i personaggi e scava poco a poco un’originalità di punto di vista che fa riconoscibili tutti i suoi film. Grazie a lui Berenice Bejo ritrova le sue migliori doti d’attrice dopo qualche passaggio incerto ed e’ lei la reale protagonista della storia in un ben equilibrato mix di egoismi e slanci, grettezze e timori. Alla fine si ha la sensazione di aver trascorso davvero il tempo in casa di Boris e Marie e di aver condiviso con loro l’angoscia per una trappola esistenziale che ad ogni istante diventa concreta prigione. E si vorrebbe fare il tifo per questi due poveri cristi del nostro tempo. Ma si e’ impotenti, un po’ come loro.

Ci sono autori che restano fedeli a se stessi qualsiasi sia il soggetto che il loro cinema mette in primo piano. E’ questo il caso del belga Joachim Lafosse che in ogni sua opera si confronta con il difficile viluppo dei sentimenti e una realtà esterna dominata dalla difficoltà, dalla mancanza di denaro, dalla dignità ferita.

Figlio di una delle più ricche famiglie di Fiandra, abituato da sempre a fare da solo per non lasciarsi imprigionare dalle convenzioni della sua classe, parla di passioni e di soldi fin dal suo primo successo internazionale, “a rend heureux” del 2006.

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