Gentiloni da Merkel a Berlino, carte in regola su Fca

Doveva essere un incontro da protocollo nel tradizionale tour tra le cancellerie dopo l’arrivo a palazzo Chigi. Ma quello di oggi a Berlino con la cancelliera Angela Merkel per il premier Paolo Gentiloni non si preannuncia come un colloquio di routine.

E non solo per il ‘caso’ Fca, da giorni oggetto di un rimpallo di accuse e stilettate tra Roma e Berlino, che certamente terrà banco in cancelleria nel tentativo di trovare una sintesi che stemperi il clima infuocato. Sul tavolo del bilaterale, e più informalmente nella colazione che seguirà, i temi caldi non mancano. Dalla situazione dei conti pubblici italiani alla Brexit (anche alla luce della linea ‘dura’ annunciata dal premier Theresa May) passando per l’inizio dell’era Trump ed i nuovi scenari – ruolo dell’Europa, rapporti con la Russia, equilibri commerciali mondiali, teatri di crisi internazionale – che si apriranno da venerdì.

Ma i riflettori e le maggiori attese restano puntati sul dieselgate. La strada che si cercherà di seguire, nell’incontro tra i due, sarà quella della ricomposizione dello scontro ma di certo, raccontano ambienti vicini al premier, Roma farà sentire la sua voce con fermezza, con Gentiloni che ribadirà alla cancelliera quello che tre dei suoi ministri (Del Rio, Calenda e Galletti) hanno già apertamente dichiarato. Forse con toni meno ruvidi di quelli usati dal responsabile dei Trasporti, che ha parlato di richieste ‘irricevibili’ di ritiro di alcuni modelli Fca (500X, Renegade e Doblò) da parte della Germania e ha invitato a “non dare ordini a un paese sovrano”. O di quelli del ministro dello Sviluppo economico, che ha invitato Berlino a “pensare alla Volkswagen”.

Il messaggio di Gentiloni alla Merkel sarà comunque chiaro. E soprattutto fermo, sia nella forma sia, si assicura, nella sostanza. Perché Roma rivendica la correttezza dei suoi test e la loro conformità alle norme Ue e non è disposta a mettere in discussione la regolarità dei suoi controlli, né a prendere lezioni da nessuno. L’Italia – è il concetto che si ribadirà in linea di continuità con il governo Renzi – è un grande paese, come altri partner quali Germania e Francia, fondatore dell’Ue e si confronta alla pari. Anche in vista della discussione sui conti pubblici italiani sui quali si è aperta una trattativa che si preannuncia dura con Bruxelles, intenzionata a chiedere una correzione del deficit strutturale (ovvero una manovra aggiuntiva da oltre 3 miliardi).

Con Roma che frena sulle cifre – sostenendo la tesi di un ulteriore rischio per la crescita – ma anche sui tempi. La cancelliera, che da sempre cerca di smarcarsi dall’accusa di essere la vestale dell’austerity in Ue, rinvierà di certo la questione a Bruxelles. Ma è ovvio che l’incontro di domani sarà per l’Italia un test per sondare gli umori e oliare una soluzione diplomatica in vista del confronto con Bruxelles. Tra i dossier dell’incontro – il primo all’estero per il presidente del Consiglio dopo il malore della scorsa settimana – anche il tema dei migranti. E le prospettive economiche, a cominciare da quelle dell’industria 4.0 che sarà al centro del forum economico italo-tedesco che seguirà il bilaterale e al quale, per l’Italia, parteciperanno anche il ministro Carlo Calenda ed il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia.

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