Il lodo “non definitivo” non è immediatamente impugnabile


Il lodo arbitrale è impugnabile per nullità, per revocazione e per opposizione di terzo.

Ai sensi dell’art. 827, comma 3, c.p.c., “il lodo che decide parzialmente il merito della controversia è immediatamente impugnabile, ma il lodo che risolve alcune delle questioni insorte senza definire il giudizio arbitrale è impugnabile solo unitamente al lodo definitivo”.

E’ immediatamente impugnabile il lodo che pronuncia solo su questioni pregiudiziali o preliminari? E il lodo di condanna generica?


Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza del 18 novembre 2016, n. 23463, hanno statuito che il lodo immediatamente impugnabile, ai sensi di quanto testualmente disposto dall’art. 827, terzo comma, c.p.c., possa essere sia quello di condanna generica, exart. 278 c.p.c., che quello che decida parzialmente il merito della controversia. Residuano, quindi, certamente all’esterno di tale novero i lodi che decidano questioni pregiudiziali o preliminari.

La società ricorrente impugnava la sentenza della Corte d’Appello di Napoli, con cui veniva dichiarata la nullità di due lodi, uno su questione preliminare ed un altro definitivo, pronunciati nell’ambito di una controversia inerente l’esecuzione di un contratto d’appalto, devoluta al giudizio arbitrale in virtù della pattuita clausola compromissoria. La Corte territoriale aveva, in via preliminare, respinto l’eccezione di inammissibilità dell’impugnazione del lodo sulla questione per tardività. Aveva, inoltre, escluso l’immediata impugnabilità della medesima decisione, poiché risolutiva esclusivamente della questione inerente la competenza del collegio arbitrale : era da considerarsi come un «“lodo su questioni” o “non definitivo”», ovverosia non avente contenuto definitorio di una o più domande di merito. Di conseguenza, era legittima l’impugnazione, proposta dalla controparte della ricorrente, della decisione arbitrale de quo unitamente al successivo lodo definitivo, facendo, correlativamente, decorrere il termine decadenziale dalla statuizione di quest’ultimo. Nel merito, i giudici dichiaravano la nullità del lodo rilevando l’invalidità della convenzione di arbitrato, exart. 829, primo comma, n. 1, c.p.c.

La ricorrente formulava due motivi di impugnazione; con il primo, si deduceva la violazione e falsa applicazione degli artt. 827, terzo comma, c.p.c. e 279, secondo comma, c.p.c., rinvenibile nella erronea qualificazione delle questioni oggetto di decisione nel lodo “non definitivo” come pregiudiziali; stante la loro riferibilità alla titolarità attiva del rapporto ed alla validità della clausola compromissoria, queste erano, viceversa, questioni preliminari di merito e, di conseguenza, il lodo sarebbe dovuto essere qualificato come parzialmente decisorio sul merito della controversia e suscettibile, quindi, d’immediata impugnabilità. L’impugnazione del lodo de quo effettuata contestualmente al lodo definitivo sarebbe stata, quindi, tardiva, intervenendo in un momento successivo a quello della compiuta formazione del giudicato sulle questioni oggetto di valutazione.

Oggetto della seconda doglianza era l’esatta ricostruzione dei rapporti interni al contratto d’appalto (con errore materiale nell’individuazione del contraente effettivo) e alla sua concreta esecuzione (in particolare, sulla rilevanza di successivi comportamenti concludenti delle parti), viziata da una violazione dei principi interpretativi, espressamente enucleati in materia contrattuale (segnatamente, dagli artt. 1362, 1363, 1366, 1367, 2558, primo comma, c.c.). Per ragioni di coerenza sistematica, pare opportuno anticipare che le SS.UU. abbiano dichiarato inammissibile questo secondo motivo di ricorso, poiché attinente alla decisione di merito sul fatto; pur ritenendo, inoltre, l’interpretazione dei contratti sindacabile per vizio di motivazione e per violazione dei criteri legali di interpretazione, bisognerebbe, comunque, ritenere che l’interpretazione accolta dal giudice, ove ne risultino possibili e plausibili più d’una, non sia assoggettabile al descritto sindacato di legittimità (sul punto, Cass., 17 luglio 2003, n. 11193, e Cass., 28 maggio 2003, n. 8467).

Con ordinanza interlocutoria, del 21 gennaio 2016, n. 1082, la Prima Sezione ha rimesso la questione al Primo Presidente, rilevando, preliminarmente, la circostanza in virtù della quale la decisione arbitrale relativa ad una questione preliminare di merito sia stata oggetto, nelle pronunce giurisprudenziali, di riconducibilità nel novero dei lodi “parziali” e, parimenti, nell’antitetica categoria dei lodi “non definitivi”, con conseguenti speculari riflessi operativi sul piano dell’impugnabilità immediata o meno. Il terzo comma dell’art. 827 c.c., infatti, prevede espressamente l’impugnabilità del lodo parziale (ovvero, “su domanda”; come quello decisorio solo dell’an e che nulla statuisca sul quantum) e del lodo non definitivo (ossia, “su questione”; a titolo meramente esemplificativo, il lodo su questioni pregiudiziali), riservando, tuttavia, a ciascuna delle due categorie una diversa modalità operativa del gravame : l’impugnazione, anche immediata, del primo; l’impugnabilità vincolata del secondo, in quanto possibile solo in un momento successivo a quello di emanazione del lodo definitivo e senza l’onere di riserva (così, C. Mandrioli e A. Carratta, Diritto processuale civile. Volume 3 : I procedimenti speciali. L’arbitrato, la mediazione e la negoziazione assistita, Giappichelli, 2016, pagg. 475 ss.).

La sentenza della Corte territoriale si allinea con l’orientamento per cui non si possa considerare immediatamente impugnabile il lodo che abbia inciso esclusivamente sull’ammissibilità e procedibilità del giudizio innanzi agli arbitri, limitandosi a decidere, quindi, solo questioni preliminari o pregiudiziali, essendo da qualificarsi come “non definitivo” (così, Cass., 26 marzo 2012, n. 4790; v. anche, Cass., 24 luglio 2014, n. 16963, per cui «L’art. 827 c.p.c., nel prevedere la immediata impugnabilità del lodo che decide parzialmente il merito, intende evidentemente riferirsi a quelle pronunce che definiscono parte del giudizio ovvero che decidono una o più domande, che siano scindibili, in quanto autonome, rispetto alle altre sulle quali il giudizio deve proseguire. La norma, invece, esclude la immediata impugnabilità di quelle decisioni che risolvano questioni di rito o preliminari di merito – diverse da quelle meramente interlocutorie pronunciate con ordinanze, sempre revocabili ex art. 816 c.p.c. – senza definire il giudizio, come per l’appunto nel caso di rigetto dell’eccezione di prescrizione» e, ancora, «La ratio della immediata impugnabilità deve collegarsi alla eventuale esecutività del lodo parziale e all’interesse dell’esecutato di opporvisi immediatamente.»; Cass., 10 aprile 2014, n. 8457, ove si statuisce che «il lodo parziale con il quale gli arbitri hanno escluso la propria “competenza” a pronunciarsi in ordine ad una specifica domanda, così definendo il merito della stessa, deve essere oggetto di impugnazione immediata ai sensi dell’art. 827, terzo comma, cod. proc. civ., avendo deciso una questione preliminare di merito a norma dell’art. 279, secondo comma, n. 4, in riferimento all’ipotesi di cui allo stesso art. 279, secondo comma, n. 2, cod. proc. civ.») : il lodo de quo rappresentava, di fatto, una «decisione su questione», non definendo, neppure parzialmente, alcuna delle domande di merito proposte, e, pertanto, lungi dal poter essere considerato parziale (in quanto il collegio arbitrale, con la sua emissione, non aveva esaurito il mandato per decidere sulla controversia), poteva essere oggetto di impugnazione solo unitamente a quello definitivo.

Specularmente a questa descritta posizione si pone il filone interpretativo, inaugurato dalla Prima Sezione, secondo cui il lodo che abbia provveduto sulla competenza degli arbitri a decidere della controversia (fattispecie pressappoco coincidente con quella oggetto di ricorso), «ritenendo la sussistenza di una valida clausola compromissoria intercorsa fra le parti», sia, in primis, da qualificarsi come “parziale”, nonché di merito e, sul piano strettamente processuale, possa, di conseguenza, essere oggetto d’impugnazione immediata : il collegio arbitrale, nella fattispecie, ha deciso una questione preliminare di merito, riconducibile all’ipotesi espressamente prevista dall’art. 279, secondo comma, n. 4, c.p.c. (così, Cass., 6 aprile 2012, n. 5634; contra, Cass., sez. un., 25 ottobre 2013, n. 24153, per cui «mentre lo stabilire se una controversia appartenesse alla cognizione del giudice ordinario o degli arbitri si configurava come questione di competenza, lo stabilire se una controversia appartenesse alla competenza giurisdizionale del giudice ordinario, e, in tale ambito, a quella sostitutiva degli arbitri rituali, ovvero a quella del giudice amministrativo configurava, invece, una questione di giurisdizione.»).

L’irriducibilità di questo contrasto giurisprudenziale ha reso necessitata la richiesta formale di ricondurre ad unità le summenzionate contrapposte valutazioni ermeneutiche, per giungere ad una caratterizzazione definitiva del lodo su questione preliminare, segnatamente relativa alla validità della convenzione arbitrale, nonché, quindi, ad una risolutiva sua riconducibilità o meno al meccanismo dell’impugnabilità immediata, ai sensi dell’art. 827, terzo comma, c.p.c.

Le SS.UU. scindono il contrasto, evidenziandone la duplice questione presupposta, ovverosia, mutuando testualmente, «se il lodo sia immediatamente impugnabile anche quando decida questioni pregiudiziali o preliminari ovvero solo quando decida nel merito di una domanda» e, inoltre, «se la questione di validità della convenzione arbitrale, che fonda il potere decisorio degli arbitri, sia di merito, benché “sol mediatamente incidente sul bene della vita rivendicato dalla domanda, o sia invece di rito».

I giudici antepongono la risoluzione della seconda questione, certificandone il carattere ampiamente residuale, essendo assolutamente consolidato l’orientamento per cui l’eccezione di arbitrato (rectius, di compromesso) sia da annoverarsi tra le questioni di rito, concomitando la natura giurisdizionale dell’attività degli arbitri rituali, pedissequamente sostitutiva della funzione del giudice ordinario (sul punto, Cass., sez. un., 25 ottobre 2013, n. 24153, già precedentemente richiamata).

Permane, quindi, solo il primo profilo di contrasto. La distinzione tra il lodo che decida parzialmente il merito della controversia (dunque immediatamente impugnabile) e quello che abbia definito esclusivamente alcune questioni, senza definire l’intero giudizio è parametrato alla differenziazione, normativamente più definita, tra la sentenza definitiva e quella non definitiva : le due categorie, infatti, sono sovrapponibili, benché soltanto in parte, e proprio in questa apprezzabile intersezione i giudici individuano il giusto e più funzionale viatico per la risoluzione della questione. Ai sensi dell’art. 361, primo comma, c.p.c. avverso le sentenze di condanna generica, exart. 278 c.p.c., e quelle che decidano una o più delle domande proposte, pur tuttavia senza definire l’intero giudizio, è possibile esperire immediatamente ricorso per Cassazione : questa facoltà è stata introdotta nel panorama ordinamentale dal D.Lgs. n. 40/2006, che l’ha mutuata dalla disciplina specificamente prevista per il lodo, dalla L. n. 25/1994. Questo trait d’union è posto dalle SS. UU. a fondamento della circostanza, già oggetto di precedente statuizione (ci si riferisce a Cass., sez. un., 22 dicembre 2015, n. 25774), in virtù della quale nella categoria di lodi delineata dall’art. 827, terzo comma, c.p.c., non si debba che assumere, trasponendo pedissequamente quanto previsto in relazione alle sentenze immediatamente ricorribili, tanto quello di condanna generica, ai sensi dell’art. 278 c.p.c., quanto quello che decida in merito ad una o alcune domande proposte, senza definire il giudizio, a nulla rilevando se trattasi di questione preliminare di merito o, viceversa, questione pregiudiziale di rito.

In conclusione, il lodo parziale, immediatamente ricorribile, è sia quello di condanna generica, che quello che decida solo singole questioni (senza definire interamente la controversia); il lodo non definitivo, invece, non assoggettabile al meccanismo di immediata ricorribilità, consta di decisione su questioni pregiudiziali o preliminari (come l’eccezione di compromesso, per le ragione oggetto di disamina). Il motivo di impugnazione è, quindi, infondato e, concorrendo l’accennata inammissibilità dell’altra doglianza (attinente alla decisione nel merito), le SS.UU. rigettano il ricorso, confermando la decisione della Corte d’Appello, e compensano le spese.

(Altalex, 11 gennaio 2017. Nota di Antonio Zurlo)

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