Lotta alle fake news: verso la fine della neutralità della rete?

Negli ultimi tempi sta assumendo particolare rilevanza la diffusione delle c.d. “fake news” che rivelano purtroppo una grande vulnerabilità della Rete, specialmente avuto riferimento agli strumenti del web 2.0, in primis i social network come Facebook la cui cassa di risonanza è ormai ben nota.

Da sempre gli operatori ed i tecnici della Rete spendono le loro energie per combattere le varie tipologie di virus che minano la sicurezza di Internet ed effettivamente si tratta di una continua lotta poiché ogni giorno viene creata una nuova insidia o trappola che puntualmente rischia di sconvolgere la vita quanto meno “virtuale” del malcapitato di turno. Ma adesso stanno nascendo nuove insidie che presentano sfumature piuttosto inquietanti. Le c.d. bufale o per essere più inclini a termini anglofoni le “fake news” non sono più così innocenti come normalmente si è portati a pensare. Difatti, la falsa notizia negli ultimi tempi viene pubblicata non tanto per un fine goliardico o satirico, ma per realizzare un effetto destabilizzante a livello socio-politico con gravi ripercussioni di carattere internazionale.

Si pensi, ad esempio, a quanto è accaduto dopo le elezioni americane e la vittoria di Donald Trump. Ormai le false notizie vengono considerate come una grave minaccia alla democrazia e direi alla stessa neutralità della Rete. Molti americani sono ancora convinti che grazie alle bufale, diventate virali su Facebook, il tycoon abbia vinto le presidenziali. E nonostante Mark Zuckerberg si sia affrettato a smontare questa teoria, Menlo Park (come Twitter, Google, Reddit e altri) ha dichiarato guerra ai siti ingannatori.

Sappiamo bene che Internet non appartiene a nessuno, ma questo aspetto rappresenta sia la forza che la debolezza della rete. La forza poiché tale rete planetaria non può essere soggetta a nessuna influenza esterna assumendo quindi un’indipendenza assoluta; la debolezza poiché la sua connotazione acentrica ed in un certo senso “anarchica” comporta tutti quegli inconvenienti derivanti dalla mancanza di un effettivo controllo dall’alto, con la nascita di nuove fattispecie criminose.

Uno dei problemi più gravi sollevati da Internet è dato dalla sua utilizzazione per il compimento di attività e/o per il raggiungimento di scopi già messi comunque al bando dall’ordinamento. Le funzioni e le applicazioni della rete si sono rivelate in grado di offendere sia valori ordinamentali collettivi, sia interessi e diritti di soggetti singoli e associati: andandosi dalla lesione del diritto d’autore alla violazione della riservatezza personale, dalla diffusione di notizie false o diffamatorie a forme di vera e propria aggressione alla libertà individuale, dalla compromissione di interessi di gruppi economici mediante atti di concorrenza sleale all’intralcio alla stessa serietà degli affari attraverso l’alterazione o l’indebolimento dell’affidabilità dei mezzi di pagamento elettronici, dalla propaganda filonazista e razzista all’apologia e all’incitamento a commettere reati della più varia specie fino alla commissione diretta in Rete di reati, in genere, nel campo della pornografia anche nelle forme più odiose perché attuate con il coinvolgimento di minori (COSTANZO).

Di fronte a queste notevoli problematiche, i giuristi hanno sostenuto l’assoluta inidoneità di qualsiasi strumentazione giuridica a governare il fenomeno ed a dargli una giusta regolamentazione. Alcuni di essi (ZENO-ZENCOVICH, CERRI) auspicano interventi regolatori ai più vari livelli, al fine di ottenere un’uniforme disciplina internazionale.

Internet assume particolare rilevanza proprio come mezzo di circolazione di messaggi del più disparato tenore. La Rete, difatti, presenta un’elevata attitudine a soddisfare esigenze sia espressive sia comunicative, portando in dote, rispetto agli strumenti tradizionali, le straordinarie possibilità derivanti dal carattere interattivo e multimediale del mezzo, il cui uso risulta piuttosto agevole dal punto di vista tecnico ed abbordabile dal punto di vista economico. Inoltre, in virtù della stretta integrazione spazio-temporale tra l’atto del comunicare, la diffusione in rete e potenzialmente la stessa ricezione, la mediazione tecnica del mezzo risulta quasi impercettibile, mentre gli apparati d’incanalamento e trasmissione dei messaggi funzionano secondo logiche di spiccato automatismo.

Le suddette caratteristiche concorrono tutte a rendere la configurazione della Rete coincidente con quella di “altro mezzo di diffusione” richiamato dall’art. 21, 1° comma della Costituzione, ottenendo per essa la medesima indiscriminata libertà di utilizzo, senza che peraltro possano essere frapposti quei condizionamenti di ordine materiale, ai quali la giurisprudenza della Corte Costituzionale ha dato avallo, pur sancendo l’inammissibilità di qualsiasi limitazione di ordine legale per il rispetto degli altrui diritti fondamentali (sent. n. 105/1972).

Partendo dal presupposto che la libertà di manifestazione del pensiero risulta compiutamente garantita non solo in quanto ne sia assicurato il puntuale esercizio, ma anche se non siano frapposti ostacoli alla diffusione del pensiero già manifestato, può agevolmente rilevarsi come, con la nuova tecnologia telematica, queste correlative libertà di esprimersi nonché di ricevere e ricercare informazioni postulino strumentalmente l’identica libertà di accesso e “navigazione” nella Rete (COSTANZO).

Ma accanto al riferimento di cui all’art. 21 della Costituzione, chiamato in causa da numerose applicazioni d’Internet, la circolazione dei messaggi in rete è da assimilare anche a quell’altra forma di comunicazione alla quale si riferisce l’art. 15 della Carta nel garantire e tutelare la libertà di corrispondenza, tanto da dare nuovo spessore alla tesi autorevolmente sostenuta per cui, con la libertà di comunicazione, si sarebbe in presenza di una particolare forma della libertà di manifestazione del pensiero.

Sotto questo secondo aspetto, tuttavia, il problema maggiore sembrerebbe non tanto quello della garanzia dell’accesso quanto quello delle modalità della comunicazione, a cui la disposizione costituzionale di cui sopra conferisce un rilievo essenziale nel momento in cui non mostra alcun apparente interesse per il contenuto delle comunicazioni.

Il fenomeno Internet dovrebbe impegnare davvero ad una politica legislativa di grande efficacia, cogliendo, in primo luogo, le opportunità offerte dalle stesse caratteristiche della Rete: mentre, infatti, la sua diffusività a livello planetario suggerisce d’introdurre e/o perfezionare strumenti regolativi di ordine internazionale, la cd. corrente anticentrica consiglia d’incoraggiare ed agevolare la creazione anche di organismi privati di autocontrollo o di monitoraggio destinati a collaborare con l’Autorità Pubblica.

Si è visto come questi tentativi di regolamentare la rete siano particolarmente complessi ed è per questo che al fine di far fronte a gravi inconvenienti come le “fake news” spesso si muovono i singoli stati, che cercano di fare pressione sugli amministratori dei social network al fine di porre in qualche modo rimedio.

Si pensi al caso della Germania dove il governo ha annunciato un’indagine nei confronti di una “proliferazione senza precedenti di notizie false online”, ed a quanto successo negli Stati Uniti, dove l’intelligence ha incluso nel suo report sull’influenza russa nelle elezione presidenziali anche un riferimento alle “fake news” e la propaganda del Cremlino.

E’ chiaro che qui stiamo parlando non certo della bufala satirica o dell’errore giornalistico, ma di qualcosa di molto più grave e programmato a tavolino al fine di ottenere determinati effetti deleteri dal punto di vista dello stesso ordine sociale.

Proprio in questi giorni, quindi, gli amministratori di Facebook, particolarmente allarmati per l’evidente coinvolgimento del social in merito a tale pratica preoccupante, hanno annunciato la specifica realizzazione di filtri antibufale (per la verità già esistenti in alcuni browser come Chrome) che saranno testati proprio in Germania. Ancora una volta, quindi, si cerca una soluzione tecnica e non giuridica al problema, in considerazione delle non facili implicazioni che abbiamo visto in precedenza.

La soluzione tecnica, tra l’altro, è molto semplice perché consisterà nell’attivazione di una strumento che consentirà agli utenti del social di segnalare le “fake news” affinché si metta in moto una procedura che comporterà conseguenze anche a carico del sito che ha pubblicato la falsa notizia una volta realmente accertata. Il sistema, quindi, vede come attori principali sempre gli utenti del social ed ovviamente i gestori dei siti che dovranno stare attenti a ciò che pubblicano. Si spera che almeno in questo caso si evitino di coinvolgere i providers, anche se, come già accaduto in passato in merito a violazioni del diritto d’autore o della privacy i principali inquisiti della giurisprudenza comunitaria sono stati proprio i providers per aver reso possibile la pubblicazione e visualizzazione dei contenuti offensivi.

La redazione segnala:

(Altalex, 24 gennaio 2017. Articolo di Michele Iaselli)

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