Ue avvia esame lettera e teme sforzi insufficienti

Se da una parte la Commissione europea tira un sospiro di sollievo per l’arrivo della lettera, dall’altra non si placano i timori per il suo contenuto che da in pochi giorni dovrà analizzare nel dettaglio. La richiesta iniziale era chiara: serviva uno sforzo strutturale dello 0,2% del pil, da compiere attraverso misure precise da dettagliare subito, per rimettere la legge di stabilità 2017 su un cammino che rispetti “ampiamente” le regole del Patto di stabilità.

    La cifra è già frutto di un ritocco al ribasso, dopo negoziati di mesi con il Tesoro, perché lo scostamento dagli impegni era molto più elevato, toccando lo 0,8%. Per questo Bruxelles considera la sua una richiesta plausibile e per niente esosa, addirittura facile da rispettare per un Paese del calibro dell’Italia. Inoltre, in ogni dichiarazione pubblica i commissari europei responsabili del’economia, Dombrovskis e Moscovici, hanno ricordato tutti gli sforzi che la Commissione ha fatto per aiutare l’Italia, dalla flessibilità senza precedenti (19 miliardi) ricevuta dal 2015, al sostegno per il terremoto e per i migranti, con tutte le spese escluse dal Patto, inclusa la ricostruzione e messa in sicurezza delle case, cioè il piano di Renzi ‘Casa Italia’.

    A fronte di tutte queste concessioni – è il ragionamento dei commissari – l’Italia non ha fatto gli sforzi che le venivano chiesti per mettere in sicurezza il suo debito, cominciando a ridurlo come comandano le regole del Six-Pack. E un debito elevato, in tempi incerti dove lo spread torna a salire e l’economia arranca, non è solo una zavorra per le generazioni future ma anche un pericolo imminente per l’economia italiana.

    “Ogni euro speso per rimborsare il debito, è tolto all’economia”, aveva detto Moscovici solo qualche giorno fa, ricordando all’Italia i suoi doveri.

    Ma il rischio che le misure che il Governo propone non siano sufficienti, è ancora molto elevato. La Commissione teme di trovarsi di fronte a impegni non chiari o troppo incerti, di cui non potrebbe accontentarsi. Certo, a Bruxelles non sfugge la delicatezza della fase vissuta dall’Italia, che potrebbe andare presto ad elezioni e montare una campagna elettorale contro le ‘bacchettate’ dell’Ue. Ma l’ipotesi di chiudere ancora una volta un occhio, come già avvenuto con la legge di stabilità a novembre per non interferire con il referendum di dicembre, non sembra prendere quota. Soprattutto per l’impazienza dei commissari ‘falchi’ che da tempo aspettano l’Italia al varco, per farle finalmente rispettare le regole dopo tutte le ‘eccezioni’ che le sono state concesse. Se gli impegni non saranno sufficienti, la Commissione si troverà quindi di fronte ad una scelta difficile e carica di conseguenze: aprire o no la prima procedura per debito eccessivo della storia del Six-Pack.

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