Russia: 007 in manette, è giallo cyberspionaggio

(di Giuseppe Agliastro)

Ipotesi degne dei migliori romanzi di John Le Carré proliferano sui media russi dopo il misterioso arresto di due ufficiali dei servizi segreti (Fsb) in una storia di cyberspionaggio dai contorni tutt’altro che chiari: una vicenda che potrebbe coinvolgere Russia e Usa e salta fuori alcuni mesi dopo le accuse rivolte da Washington al Cremlino di aver condotto degli attacchi hacker contro i democratici per favorire l’ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca.

Tra queste imputazioni e gli arresti non c’è alcun collegamento evidente, e il Cremlino smentisce categoricamente ogni legame con le presidenziali americane. Ma “fonti ben informate” interrogate dall’agenzia Interfax sostengono che gli 007 finiti in manette facessero il doppio gioco, passando alla Cia dei dati riservati. Di che tipo però non è dato saperlo. Secondo altri giornali russi, invece, il caso sarebbe scoppiato dopo che la società americana di sicurezza informatica ThreatConnect ha denunciato l’uso dei sistemi della King Servers di Vladimir Fomenko per attaccare i sistemi elettorali in Illinois e Arizona.

In ogni caso, ci si muove ancora nel campo delle congetture. L’unica cosa che appare sicura, al momento, è che almeno quattro persone sono adesso rinchiuse nel famigerato carcere Lefortovo di Mosca perché accusate di “alto tradimento”. Per la precisione, “alto tradimento a favore degli Stati Uniti”, secondo l’avvocato Ivan Pavlov, che rappresenta uno degli indagati (non si sa quale). Stando al legale, dietro le sbarre ci sono il colonnello dell’Fsb Serghiei Mikhailov e un suo subordinato, il maggiore DmitryDokuchayev, nonché Ruslan Stoyanov, un top manager della Kaspersky Lab, la più grande azienda russa nel settore della cybersicurezza e degli antivirus. Proprio l’arresto di Stoyanov è stato il primo a emergere a livello mediatico la scorsa settimana, ma in realtà l’esperto informatico sarebbe stato fermato già a dicembre. La Kaspersky si è subito affrettata ad annunciare che il presunto (e non meglio specificato) reato risale a prima che Stoyanov – che in passato ha collaborato con il dipartimento del ministero dell’Interno per la lotta ai crimini informatici – iniziasse a lavorare nella società che produce antivirus nel 2012.

L’arresto più eclatante è però probabilmente quello del colonnello Mikhailov: secondo Novaia Gazeta, il numero uno del centro di sicurezza informatica dell’Fsb sarebbe stato fermato nel bel mezzo di una riunione dei servizi segreti e portato via con un sacco scuro sulla testa. Un’espulsione plateale, che ha il sapore di un avvertimento per chiunque osi seguire il “cattivo esempio” dell’alto ufficiale caduto in disgrazia. Ma secondo una fonte sentita dal Moscow Times, ad arrestare Mikhailov non sarebbe stata in realtà l’Fsb, bensì l’Fso, cioè i servizi russi per la protezione delle alte cariche dello Stato. Se fosse vero, questo episodio potrebbe inquadrarsi all’interno della lunga e aspra lotta tra i silovikì, cioè gli esponenti degli apparati di forza come ministero della Difesa, polizia e soprattutto servizi segreti. E allo stesso tempo acquisterebbe punti la tesi secondo cui i due agenti sarebbero finiti in galera per aver fornito dati riservati a Shaltai Boltai: un gruppo di pirati informatici accusato di sottrarre documenti sensibili (e a volte compromettenti) a funzionari e manager russi di altissimo livello per poi pubblicarli o venderli online al miglior offerente per decine di migliaia di dollari.

A capo di questo commando ci sarebbe Vladimir Anikeyev, detto Lewis in onore dell’autore di Alice nel paese delle meraviglie Lewis Carroll, alla cui opera l’hacker si ispirerebbe nella sua attività illegale (Shaltai Boltai è la versione russa di Unto Dunto, il personaggio mezzo uovo e mezzo uomo). Lewis sarebbe stato arrestato a ottobre, forse dopo aver girato agli ucraini la corrispondenza di una delle eminenze grigie del Cremlino, Vladislav Surkov, responsabile delle relazioni di Mosca con Kiev. Da allora il presunto hacker collaborerebbe con la giustizia e proprio le sue dichiarazioni avrebbero portato all’arresto dei due ufficiali dell’Fsb. La vicenda resta comunque ancora avvolta nel più fitto mistero.

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