Governo: Di Maio e Salvini insistono su Savona, paletti Mattarella

Un puzzle complicato, segnato triangolazione tra M5S, Lega e Quirinale. Il futuribile governo del professor Giuseppe Conte non trova ancora una quadra sui ministri.

I nodi restano diversi, i tempi attesi per scioglierli non brevissimi e sull’Economia, sul quale l’occhio del Quirinale è più che mai attento, c’è il rischio di un braccio di ferro tra il duo Luigi Di Maio-Matteo Salvini e il Colle.

Con i primi che, al momento, non sembrano voler recedere dalla loro scelta iniziale, l’ex ministro dell’Industria del governo Ciampi Paolo Savona.

L’economista sardo aveva messo d’accordo M5S e Lega tanto che tra i due partiti, nel corso della giornata, emerge quasi una sfida su chi l’abbia proposto. Di certo Savona è molto gradito alla Lega e, di certo, è stato più volte ospite del blog del Movimento. Anzi, secondo alcune fonti parlamentari, Savona per un breve lasso di tempo avrebbe addirittura conteso a Conte il ruolo di premier.

E’ su di lui, tuttavia, che il filo diretto tra M5S-Lega e il Quirinale rischia il tilt. Perché nonostante sia una figura di lunga e comprovata esperienza, al Colle più alto le posizioni anti-euro di Savona non piacciono affatto. Il suo nome, nei colloqui di ieri con Mattarella, non è stato fatto ma il nodo Mef rischia di occupare l’intera settimana. Anche perché un piano B preciso ancora non c’è. Di Maio e Salvini, per non sbattere sui paletti del Colle potrebbero virare su Giancarlo Giorgetti, in predicato di essere sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Ma il cambio di pedina rischia di destabilizzare l’intero assetto di governo. Con Giorgetti all’Economia, infatti, il M5S vorrebbe per sé anche il ruolo di sottosegretario di Conte, per il quale Vincenzo Spadafora risulta tra i nomi in pole. Possibile, inoltre, che Di Maio e Salvini facciano anche da vicepremier, avocando a sé anche deleghe importanti. I due leader, comunque, saranno ministri.

Il primo punta a un superdicastero che comprenda Sviluppo Economico e Lavoro. Per l’accorpamento, tuttavia, serve un decreto del Cdm ed è quindi possibile che, nei primi giorni di governo, sia Conte a prendere l’interim di uno dei due dicasteri per poi cedere la delega a Di Maio. Salvini è invece diretto all’Interno e la Lega, quasi certamente prenderà l’Agricoltura (in pole c’è Nicola Molteni) e il Turismo (con delega agli Affari Regionali) che andrà quasi certamente a Gian Marco Centinaio. Per i rapporti con il Parlamento spunta Giulia Bongiorno, per il neoministero della Famiglia Simona Bordonali mentre in bilico tra M5S e Lega restano Sanità (su cui il Carroccio ha puntato in queste ultime ore) e Trasporti, attorno al quale si concentrano le frizioni tra i due partiti sulla Tav.

Per il primo i pentastellati puntano su Giulia Grillo mentre per il secondo il nome del M5S è quello di Laura Castelli, altrimenti diretta alla P.A. Se invece il dicastero finora guidato da Graziano Delrio finirà in quota Lega i nomi che girano sono quelli di Armando Siri e Giuseppe Bonomi. Per gli Esteri la scelta di Giampiero Massolo sembra ormai certificata. La Difesa – altro nodo del dialogo con il Colle – alla fine finirà in quota M5S. I favoriti sono Elisabetta Trenta (già candidata per il dicastero dal Movimento) e Riccardo Fraccaro, al quale tuttavia potrebbe andare anche il neoministero della Semplificazione. Cultura e Ambiente dovrebbero anche andare al Movimento: sul primo è ballottaggio tra Emilio Carelli e Michela Montevecchi; sul secondo sembra in pole il generale Sergio Costa. Ma non è detto: con un premier di fatto tecnico l’idea di Di Maio è di “aumentare” la componente politica del team dei ministri.

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