Giocare con la sabbia diventa terapia

La sabbia messa disposizione è contenuta in una cassetta blu, che rappresenta l’acqua, e che ha precise dimensioni. Questa sabbiera, che costituisce la cornice del quadro, viene definito uno spazio libero e protetto.

“E’ libero – spiega Carla di Francesco, psicoterapeuta e membro della Associazione Italiana per la SandPlay Therapy (AISPT) – perché al suo interno la fantasia può creare quello che vuole, senza giudizio e senza i limiti della razionalità, spesso associati all’utilizzo della parola. Allo stesso tempo protetto, perché ha confini ben definiti, che costituiscono un limite a quella libertà ma allo stesso tempo la condizione stessa per goderne”. I limiti, sottolinea, “sono una frustrazione’sana’ che si oppone alla realizzazione di tendenze onnipotenti, delimitano lo spazio che serve a contenere le parti di sé affinché possano congiungersi fra loro, dando così luogo alla rielaborazione del trauma”.

In questi confini, viene disposta della sabbia, che viene manipolata, sfiorata, impastata o anche solo osservata. Sarà il paziente, adulto o bimbo che sia, a popolarla con la propria fantasia, scegliendo quali personaggi e oggetti tridimensionali inserirvi da uno scaffale in cui sono disposti, ordinati per tipologia: elementi del paesaggio, come alberi o case più o meno grandi, animali di ogni tipo e personaggi di ogni tipo, come soldatini, cavalieri, mezzi di trasporto ma anche creature immaginarie dei miti, delle favole e dei cartoni animati. “In questo contesto ogni cosa ha un senso serve a comprendere il mondo interiore del paziente: in che modo ci si dispone di fronte alla sabbiera, quali oggetti vengono scelti e dove vengono posizionati”, spiega l’esperta. Ma, “un ruolo lo ha anche come si manipola la sabbia e se si scegli quella umida o quella asciutta”. Così come le parole che si scelgono per descriverla: lo stesso materiale può infatti essere caldo per qualcuno e freddo per altri, morbido o ruvido. Ne nasce un quadro, per ognuno diverso e diverso in ogni momento della vita, che il terapeuta osserva, analizza e fotografa. Si vede, “nel corso nel tempo, l’evoluzione di questi quadri verso rappresentazioni armonica e fluide, che corrispondono anche a una evoluzione interiore”.

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