I Solisti Aquilani incidono Vivaldi

(ANSA) – ROMA, 16 NOV – Suonare a piedi nudi per sentirsi parte della Terra e dare vita ogni volta a un rito collettivo uguale e diverso che, partendo dalla musica di Vivaldi, punta a risvegliare le coscienze: ha un’anima ambientalista il nuovo progetto di Daniele Orlando e I Solisti Aquilani che questa sera a Roma, presso la Basilica di Santa Maria Sopra Minerva, presenteranno ufficialmente in un grande concerto gratuito “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi, album in vendita da oggi. Arriva dunque una nuova incisione di uno dei capolavori del grande compositore, tra i più registrati ed eseguiti di sempre, quasi una sorta di “esperimento visionario” per raccontare un’idea che sta molto a cuore al gruppo: la necessità di provare ad arrestare il deturpamento continuo a cui l’ambiente è sottoposto anche attraverso una sensibilizzazione che passa dall’ascolto consapevole della musica.

Interamente registrato alla Chiesa di Sant’Irene di Castigliano, e pubblicato dall’etichetta discografica Muso, l’album è arricchito dai contributi letterari di Donatella di Pietrantonio e Dacia Maraini, e dall’introduzione all’ascolto di Sandro Cappelletto; al suo interno due versioni della registrazione della Quattro Stagioni: il master che non ha subito alterazioni, e quello “alterato” dal lavoro dall’ingegnere del suono Michael Seberich. “Ad animare questo progetto sono due visioni, quella che Vivaldi aveva della natura incontaminata e quella deturpata e malata di oggi. Le due visioni danno vita a un chiaroscuro esecutivo: questo a livello tecnico si traduce in una emissione di suono esasperata, mutuata dalla musica elettronica”, spiega oggi all’ANSA Daniele Orlando, maestro concertatore e violino solista, poco prima di presentare con gli altri musicisti un assaggio dell’album sul grande “prato verde” della rinnovata Sala delle Colonne della Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma. “Questa nuova incisione delle Quattro Stagioni di Vivaldi è legata anche a un cortometraggio, girato in Abruzzo, la nostra terra”, prosegue, “prima dei nostri concerti proiettiamo il corto e per la prima volta il pubblico può entrare in contatto con una nuova chiave di lettura: così si crea un rito collettivo e un’emozione diversa rispetto alla abituale esibizione”. L’idea di sensibilizzare il pubblico sulla questione ambientale nasce in realtà dalla nostalgia e dal vissuto di Orlando: “Ho trascorso l’infanzia al porto di Pescara, tra anziani e pescatori. Dopo 30 anni il paragone tra quello che era e quello che è ora è drammatico. Da questa amara considerazione è nato il progetto”, afferma, “ma credo che questa sensazione sia qualcosa che accomuna tutti. Ognuno ha un luogo del cuore che è stato deturpato da una mano invasiva”. La suggestione inizia già dalla copertina dell’album, occupata da due coppie di piedi contrapposte: “I piedi scalzi della copertina poggiano da una parte su un prato, che testimonia la natura come era e come potrebbe essere, dall’altra sono un terreno arido, che riporta al presente”. “I Solisti Aquilani sono un gruppo straordinario sia a livello individuale che collettivo. La nostra eterogeneità è la nostra ricchezza”, conclude il maestro, “questo progetto è nato dopo un confronto anche aspro ma costruttivo tra persone che si sono scelte non perché simili ma perché diverse”.

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