O’Neill, il cantore della Swinging Londo

TRIESTE – Sognava un futuro da percussionista jazz in America. A cambiargli la vita fu uno scatto casuale nell’ aeroporto londinese di Heathrow puntando la camera sui viaggiatori che doveva immortalare per la British Airways. Quell’uomo in giacca e cravatta, addormentato tra un gruppo di africani in abiti tribali, era il ministro degli Esteri britannico Rab Butler. Un giornale acquistò la foto e per il giovane Terry O’Neill cominciò il cammino che in breve lo portò a diventare il cantore della Swinging London.

I suoi ritratti hanno reso immortali le stelle britanniche della musica, del cinema e della moda degli anni Sessanta. Si trasferì poi in America dove la collezione di immagini si arricchì delle icone dei divi di Hollywood. A raccontare Terry O’Neill è la mostra, curata da Cristina Carrillo de Albornoz, fino al 17 febbraio al Magazzino delle Idee, a Trieste. E’ l’ occasione per leggere nei 65 scatti il mondo in bianco e nero e a colori descritto da O’Neill per dare una chiave di lettura diversa dei personaggi leggendari che in 50 anni si sono messi davanti al suo obiettivo. Non a caso spesso seguiva i suoi “soggetti” per settimane fino a non essere più notato. Ecco i giovani Beatles nella prima foto ufficiale pubblicata da un quotidiano nel 1963. O’Neill la fece nel retro degli studi di Abbey Road in una pausa della registrazione di “Please, Please me”. E i primi Rolling Stones: “Di Mick Jagger – racconta – ci dicevamo ‘Figurati se a quarant’anni starà ancora cantando! E invece a 70 è ancora sulla cresta dell’onda…”.

Elton John, un’altra sua scoperta seguita per 40 anni, Eric Clapton, David Bowie. O’Neil, nato a Londra nel 1938, ha documentato i fermenti che posero la Gran Bretagna al centro della scena in quegli anni.

Per la moda, Twiggy, Jean Shrimpton, la prima top model, fino alle icone del glamour come Imam, Kate Moss, Christy Turlington, Naomi Campbell; per il cinema Michael Caine, Peters Sellers, Liz Taylor, Richard Burton, Sean Connery, lo 007 per antonomasia tra tutti gli interpreti dell’ agente segreto da lui messi in posa.

Nel 1968 l’incontro con Brigitte Bardot, “tutta bellezza e naturalezza”. Negli Usa O’Neill raccontò i grandi miti del cinema: gli occhi magnetici di Ava Gardner (“Sprigionava una fortissima carica erotica, un mix di seduzione e pericolo”), Clint Eastwood, Steve Mc Queen, Paul Newman, Robert Redford, Orson Wells con sigaro, una Raquel Welch mozzafiato nel 1970. Di Audrey Hepburn, ritratta in Francia nel 1967, disse: “E’ la star più raffinata che io abbia fotografato. Non esiste nessuna ‘nuova Audrey’ né mai ci sarà”. Del 1977 è lo sguardo distante di Faye Dunaway (poi per alcuni anni moglie di O’Neill), in vestaglia di seta, su una sedia a bordo piscina di un grande albergo di Beverly Hills, i giornali alla rinfusa a terra accanto al tavolo su cui campeggia l’ Oscar vinto la sera precedente per “Quinto Potere”. E la musica, con Frank Sinatra di cui fu fotografo personale per trent’anni senza riuscire a diventarne amico, Bruce Springsteen, gli U2. Per lo sport Cassius Clay e Pelé per i mondiali 2014. Non mancano i giganti della politica: l’ ultima foto in pubblico nel 1962 di Winston Churchill mentre esce da un ospedale dopo la frattura del femore; la Regina Elisabetta (1992), Margaret Thatcher (1989), Nelson Mandela (2008) nel suo novantesimo compleanno.

“Il contributo alla storia della fotografia offerto da O’Neill è consistito nella capacità di creare un nuovo stile di ritratto, più intimo e reale, più in sintonia con lo spirito spontaneo e fresco degli anni Sessanta, senza tuttavia mai sminuire l’aura, il carisma e il mistero del personaggio. E’ di certo il miglior ambasciatore di quell’ epoca”, spiega la curatrice della mostra, realizzata dall’ Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia (ERPaC) in collaborazione con Iconic Images. “Ho avuto molta fortuna. Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto, cioè la Londra degli anni Sessanta, che ho potuto vivere e documentare in presa diretta”, ricorda lo stesso O’Neill.

Tre le foto che più di altre mostrano l’abilità del grande fotografo di sfornare ritratti apparentemente spontanei frutto, invece, di una lunga pianificazione: Liz Taylor con cappello da uomo che abbraccia David Bowie offrendogli una sigaretta (Los Angeles 1975); Elton John a Los Angeles nel 1977 nello stadio dei Dodgers sul palco davanti a 75 mila spettatori, vestito da giocatore nell’ atto di colpire la palla con la mazza da baseball; un ironico Sean Connery (Las Vegas, 1971) vestito di tutto punto che gioca a golf, la sua passione, sulla Luna con un astronauta a fargli da ‘caddie’ tenendogli la borsa delle mazze davanti alla bandiera a stelle e strisce.

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