Sylvia Plath, dagli archivi emerge un racconto inedito

(ANSA) – NEW YORK, 14 GEN – Nel dicembre 1955 Sylvia Plath, studentessa allo Smith College in Massachusetts, mandò alla rivista Mademoiselle un racconto da lei descritto come “vagamente simbolico”. “Mary Ventura and the Ninth Kingdom” (questo il titolo) fu respinto. La Plath rimaneggiò il testo due anni più tardi, poi lo mise da parte e il manoscritto restò inedito, dimenticato per decenni fino ad oggi tra le carte della sua autrice. Una sessantina di pagine, il racconto e’ stato riscoperto recentemente da una studiosa, Judith Glazer-Raymo, negli archivi della Plath e HarpersCollins sta per mandare alle stampe negli Usa la versione originale: “la migliore” secondo l’editore britannico Faber. La novella comincia in modo realistico: una giovane donna, Mary, viene accompagnata in stazione dai genitori ma il tono diventa subito surreale. Un ragazzo che strilla i titoli dei giornali annuncia che diecimila persone sono state condannate ma non si capisce per quale delitto. “Non c’e’ niente…assolutamente niente di cui tu ti debba preoccupare”, rassicura la madre di Mary.

La pubblicazione coincide con un ritorno di interesse per la scrittrice, morta suicida a soli 30 anni nel 1963. La scorsa primavera un gruppo di cimeli e’ stato messo all’asta a Londra.

Nuovi volumi della sua corrispondenza con la madre e la terapista sono state pubblicati nel 2017 e 2018, comprese lettere mai viste spedite una settimana prima di togliersi la vita. Neanche la fondazione che cura la legacy della Plath sapeva dell’esistenza di “Mary Ventura”. Il tono e’ allegorico e fantastico. Labbra colore del sangue, il sole un disco arancio senza precedenti. Ruote di treno che suonano “colpa, colpa, colpa”, sono tra le cose che Mary comincia a notare una volta intrapreso il viaggio verso il Nono Regno. “Ma cos’e’ il Nono Regno”, chiede la ragazza a una donna seduta nella sua carrozza. “E’ il regno della volontà congelata da cui non c’e’ ritorno”, si sente rispondere. Mary Ventura era nella vita una amica di infanzia di Sylvia. La storia, secondo il New Yorker, ricorda un racconto di Dino Buzzati su un passeggero che si convince che il treno si stia muovendo velocemente verso una catastrofe. Nel “Nono Regno” gli altri passeggeri – uomini d’affari, bambini – non notano i segni premonitori fuori dal finestrino.

“Mary, e’ tutto nella tua testa”, dice il padre alla figlia prima di salire sul treno. Come per la malattia mentale. Non e’ un caso che la Plath abbia scritto “Mary Ventura” pochi mesi prima del primo serio tentativo di suicidio e un decennio prima di quando la scrittrice si uccise con il gas della cucina a Londra mentre i figli dormivano nella stanza accanto.

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