Nuova Zelanda: media, Tarrant minacciato in carcere

Brenton Tarrant, l’australiano di 28 anni autore della strage di venerdì in due moschee di Christchurch, è nel mirino delle gang criminali locali che minacciano ritorsioni contro di lui in carcere. Lo riferisce il New Zealand Herald. “Anche noi abbiamo amici in prigione“, ha detto uno dei membri di una banda all’Herald, lasciando intendere una minaccia.

I membri di una gang locale sono andati ieri a offrire il loro sostegno alle famiglie delle vittime fuori da una scuola: “Siccome sono venuti in Nuova Zelanda, adesso sono dei nostri. Sono la nostra gente”, hanno spiegato aggiungendo che quello che Tarrant ha fatto “è stato disgustoso”, “sbagliato in ogni modo possibile”. Anche un avvocato penale, Kim Workman, ha dichiarato di aver saputo da una fonte indipendente che Tarrant potrebbe essere in pericolo in carcere. “L’unica cosa da fare – ha suggerito – è che l’amministrazione penitenziaria lo metta in isolamento e lo tenga in regime carcerario separato”.

“In questi giorni – ha detto il Papa all’Angelus – al dolore per le guerre e i conflitti che non cessano di affliggere tutta l’umanità, si è aggiunto quello per le vittime dell’orribile attentato contro due moschee a Christchurch, in Nuova Zelanda”. “Prego per i morti e i feriti e i loro familiari – ha aggiunto il Pontefice -. Sono vicino ai nostri fratelli musulmani e a tutta quella comunità, e rinnovo l’invito ad unirsi con la preghiera e i gesti di pace per contrastare l’odio e la violenza”.

Intanto la responsabile di Facebook Nuova Zelanda ha fatto sapere che “nelle prime 24 ore, abbiamo rimosso 1,5 milioni di video dell’attacco in tutto il mondo, di cui oltre 1,2 milioni sono stati bloccati mentre venivano caricati”.

“Per rispetto alle persone colpite da questa tragedia e le preoccupazioni delle autorità locali, stiamo rimuovendo anche tutte le versioni editate del video che non contengono contenuti grafici”.

“Continuiamo a lavorare giorno e notte per rimuovere questi contenuti, usando una combinazione di tecnologia e persone”, ha assicurato Garlick. Venerdì Facebook era finito al centro delle polemiche perché non era stato in grado di fermare il video di Brenton Tarrant in diretta per ben 17 minuti.

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