Lo spread sfiora 290, Tria: “Nervosimo ingiustificato”

Il rialzo dello spread oltre quota 287 punti penalizza Piazza Affari, che gira in calo dopo un avvio in lieve rialzo. L’indice Ftse Mib lascia sul campo lo 0,74%, frenato dai bancari Ubi Banca (-1,51%), Intesa (-1,35%), Unicredit (-1,55%) e Banco Bpm (-1,41%), Segno meno anche per Poste (-0,72%) ed Mps (-0,76%), mentre, tra i pochi titoli in rialzo, si segnala Ferragamo (+8,3%), promossa dagli analisti che ne hanno alzato il prezzo obiettivo fino a 20 euro dopo una trimestrale definita “incoraggiante” dalla maggior parte di loro. Bene Juventus (+1,09%)ed Stm (+0,6%), mentre il calo del greggio (-0,9% il Wti) penalizza Saipem (-1,91%) ed Eni (-1%). Debole Snam (-0,86%) dopo la trimestrale, bene Astaldi (+4,4%) e Mediaset (+2,39%), giù Maire Technimont (-3,87%), fiacca Salini Impregilo (-0,23%). 

Sono le parole di Matteo Salvini ad aver provocato il balzo dello spread degli ultimi due giorni fino a sfiorare, oggi, quota 290. Lo dicono due report, uno di Unicredit e uno di Mps: ‘I Btp sono stati sotto pressione dopo i commenti di Matteo Salvini sul deficit’, dice la banca milanese. ‘Rimangono sotto pressione i Btp dopo alcune dichiarazioni del Vice Premier, Salvini, sul fatto che il governo potrebbe sforare il deficit del 3% con la prossima legge di bilancio”, concorda Mps. Unicredit nota che i prezzi sono sotto pressione (e i rendimenti salgono di pari passo) per una combinazione di fattori, fra cui ‘un peggioramento dell’appetito per il rischio a livello globale, così come la prudenza degli investitori in vista delle elezioni per il Parlamento europeo’. Le parole del vicepremier e ministro dell’Interno hanno fatto impennare il differenziale di rendimento, che oggi è continuato a salire.

L’economia tedesca torna a crescere nel primo trimestre del 2019 : il pil ha segnato +0,4% rispetto all’ultimo trimestre 2018. Lo ha reso noto stamani l’ufficio federale di statistica di Wiesbaden. A trainare la crescita gli investimenti interni nel settore delle costruzioni e i consumi privati.

   

 L’inversione di rotta di ieri del presidente Usa Donald Trump, che ha rilanciato l’accordo con la Cina sui dazi, da lui ritenuto “assolutamente possibile” ha ridato fiato anche alle borse di Asia e Pacifico, sulla scia della buona chiusura dell’Europa e di Wall Street. Tokyo ha guadagnato lo 0,58%, ma il vero balzo lo sta facendo Shanghai (+2,08%), ancora aperta, nonostante il rallentamento registrato in aprile sulle vendite al dettaglio. Bene Taiwan (+0,39%), Seul (+0,53%) e Sidney (+0,71%), favorita dall’andamento dei metalli, mentre il greggio Wti segna un calo dello 0,65%. Ancora aperte Hong Kong (+0,58%) e Mumbai (+0,5%). Positivi i futures sull’Europa, dopo il ritorno della crescita del Pil trimestrale tedesco. Bene anche i futures Usa, in vista dell’indice manifatturiero di New York e delle vendite al dettaglio in aprile. Sughli scudi a Tokyo i grandi esportatori, da Yokohama (+4,88%) a Sony (+3,99%), da Subaru (+2,73%) a Panasonic (+1,5%), con il dollaro stabile sullo yen.

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