Annie Ernaux e l’aborto nei primi anni ’60

ANNIE ERNAUX, L’EVENTO (L’ORMA, PP 113, EURO 15,00). Il rapporto tra memoria e scrittura è il fondamento delle opere di Annie Ernaux. A mostrarcelo con maggiore forza è ora ‘L’evento’ che L’Orma editore pubblica, a 19 anni dalla sua uscita in Francia per Gallimard, nella traduzione di Lorenzo Flabbi. Un libro dove il corpo prende il sopravvento sulle elucubrazioni mentali.

Nel 1963 una studentessa francese di 23 anni, scopre di essere incinta e decide di abortire ma è costretta a farlo clandestinamente perché l’aborto in Francia è ancora illegale, la parola stessa non “aveva posto nel linguaggio” . Quella ragazza, che studia lettere all’Università, che va alla ricerca di un medico che accetti di farla abortire, che finisce nelle mani dei cosiddetti “fabbricanti d’angeli”, che se ne va in giro per giorni con una sonda nell’utero, è la Ernaux da giovane. “La prospettiva di abortire non mi spaventava. Mi sembrava una cosa, se non facile, perlomeno fattibile, che non richiedeva nessun particolare coraggio. Una prova come altre” racconta la scrittrice che in uno dei suoi precedenti libri, ‘Memoria di ragazza’ , bestseller in Francia, era tornata ancora più indietro nel tempo, ai suoi 18 anni , alla scoperta del sesso, alla passione e alla bulimia. L’ autofiction sempre con la Ernaux diventa racconto di un’epoca, di una generazione, ci offre un quadro della società. Questa volta ci fa sentire la solitudine di una ragazza che negli anni Sessanta si era “fatta fregare all’ultimo degli ardori” , che non si arrende e segue la sua ossessione di trovare un medico che la possa aiutare “da qualche parte quell’essere doveva pur esistere” dice.

L’autrice culto de ‘Gli anni’, con cui ha vinto in Italia il Premio Strega Europeo nel 2016, non risparmia particolari e dettagli che potrebbero essere anche fastidiosi ne ‘L’evento’.

La stessa Ernaux ne è consapevole: ” Puo’ darsi che un racconto come questo – scrive – provochi irritazione, o repulsione, che sia tacciato di cattivo gusto” ma poi sottolinea: “E se non andassi fino in fondo nel riferire questa esperienza contribuirei a oscurare la realtà delle donne, schierandomi dalla parte della dominazione maschile del mondo”.

Il libro si apre alle soglie del 2000 con una donna in attesa di sapere l’esito di un esame sull’HIV. E’ un’insegnante, il risultato è buono, non è sieropositiva,. Se ne va felice dall’ospedale ma associa quel momento “all’attesa del verdetto dal dottor N. nel 1963” . Da qui parte il viaggio, la discesa agli inferi e la risalita, dentro un evento doloroso che diventa spazio di testimonianza letteraria. E in tutto questo c’è spazio anche per la fierezza.

“Non sapevo se ero stata ai confini dell’orrore o della bellezza. Provavo un senso di fierezza. Forse la stessa dei navigatori solitari , dei drogati e dei ladri, quella di essersi spinti fin dove gli altri non oserebbero mai andare. Può darsi sia qualcosa di quella fierezza ad avermi fatto scrivere questo racconto” dice la Ernaux . Nell’Evento la scrittrice, originaria di Lillebone dove è nata nel 1940, si interroga sul significato della scrittura nella sua vita, mettendosi un po’ a nudo. In una sorta di riflessione in cui diventa la storica di se stessa dice: “Le cose mi sono accadute perchè potessi rendermene conto” e “forse il vero scopo della mia vita è soltanto questo: che il mio corpo, le mie sensazioni e i miei pensieri diventino scrittura, qualcosa di intelligibile e di generale, la mia esistenza completamente dissolta nella testa e nella vita degli altri” dice parlandoci di quali sia per lei il valore della narrazione. (ANSA).

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