I comportamenti alienanti del genitore non giustificano la decadenza dalla responsabilità genitoriale

La violazione del diritto alla bigenitorialità da parte del genitore che ostacoli i rapporti del figlio con l’altro genitore, e la conseguente necessità di garantire l’attuazione di tale diritto, non impongono necessariamente la pronuncia di decadenza del genitore malevolo dalla responsabilità genitoriale e l’allontanamento del minore dalla sua residenza, quali misure estreme che recidono ineluttabilmente ogni rapporto, giuridico, morale ed affettivo con il figlio, essendo necessaria la verifica, nell’interesse del minore, della possibilità che tale rimedio incontri, nel caso concreto, un limite nell’esigenza di evitare un trauma, anche irreparabile, allo sviluppo fisico-cognitivo del figlio, in conseguenza della improvvisa e radicale esclusione di ogni relazione con il genitore con il quale ha sempre vissuto, coltivando i propri interessi di bambino, e della correlata lacerazione di ogni consuetudine di vita. Così ha stabilito la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 24 marzo 2022, n. 9691.

Corrispondenza dei detenuti scannerizzata e caricata su server ministeriale: violata la CEDU

Pronunciandosi su un caso “turco” in cui si discuteva della legittimità delle decisioni delle autorità giudiziarie di confermare la liceità della prassi, disposta con una circolare, che prevedeva presso gli istituti penitenziari di scannerizzare e caricare su un server informatico gestito dal Ministero della Giustizia tutta la corrispondenza indirizzata e spedita dai detenuti, la Corte EDU, ha ritenuto, all’unanimità, violato il diritto alla privacy tutelato dall’art. 8, ritenendo, tuttavia, a maggioranza (6 voti ad 1), che l’accertamento della violazione costituisse, in sé, un equo soddisfacimento del danno subito a seguito della compressione del diritto alla riservatezza. Il caso era stato originato dal ricorso proposto da alcuni detenuti i quali lamentavano che, durante la detenzione, si erano rivolti alle autorità giudiziarie competenti per ottenere la cessazione della pratica di monitorare e/o caricare sistematicamente la loro corrispondenza – sia in entrata che in uscita – sul Server della Rete Giudiziaria Nazionale (Ulusal Yargı Ağı Bilişim Sistemi – “UYAP”). La Corte di Strasburgo ha rilevato che la prassi di caricare la corrispondenza dei detenuti, sia in stato di custodia cautelare che condannati, sul server UYAP derivava direttamente e specificatamente da una circolare del Ministero della Giustizia il 10 ottobre 2016 e riemessa il 1° marzo 2017. Ha rilevato che la circolare era stata indirizzata ai pubblici ministeri e alle autorità carcerarie. I documenti in questione erano quindi documenti interni, non resi pubblici, che in linea di principio non avevano valore vincolante. Secondo la Corte EDU, testi di questo tipo, che non erano stati emanati in virtù di alcun potere normativo, potrebbero non essere considerati come “legge” di “qualità” sufficiente ai fini della giurisprudenza della Corte. Di conseguenza, l’ingerenza nel diritto dei ricorrenti al rispetto della loro vita privata e della corrispondenza non poteva dirsi che fosse “conforme alla legge” ai sensi dell’art. 8della Convenzione.