I lavoratori socialmente utili degli istituti scolastici sono lavoratori dipendenti

I rapporti di lavoro istaurati dagli Istituti scolastici statali con i Lavoratori socialmente utili (LSU), ai sensi dell’art. 6, comma 2, del D.Lgs. 28 febbraio 2000, n. 81, nonostante l’apparente forma delle collaborazioni coordinate e continuative, si sono svolti secondo le modalità tipiche del rapporto di lavoro subordinato, sussistendo tutti gli indici rivelatori della natura subordinata del rapporto. La dissimulazione del rapporto subordinato determina l’obbligo risarcitorio per le differenze retributive (art. 2126 c.c.), per gli incrementi retributivi per progressioni economiche nonché per il danno (cd. comunitario) da illegittimità dello strumento contrattuale e da abuso della reiterazione del termine. Infine, i lavoratori hanno il diritto al computo per intero del servizio effettivamente prestato in posizione di pre-ruolo, ai fini della ricostruzione della carriera e del corretto inquadramento giuridico ed economico (Tribunale di Rieti, Sez. lav., sentenza 7 aprile 2022).

L’irreperibilità al domicilio eletto attestata dall’agente postale consente la notifica al difensore

Le Sezioni Unite penali della Corte di cassazione, sentenza 14 aprile 2022, n. 14573, hanno dato risposta al seguente quesito: «se, attestata dall’addetto al servizio postale, incaricato della notificazione della citazione a giudizio, la irreperibilità dell’imputato presso il domicilio dichiarato o eletto, sia legittima la notificazione successivamente eseguita mediante consegna al difensore a norma dell’articolo 161, comma 4, c.p.p., ovvero sia necessaria l’osservanza delle modalità ordinarie ai sensi dell’articolo 170, comma 3, c.p.p.».

Tra il mutuo e il rapporto di conto corrente da estinguere esiste un collegamento negoziale?

Riguardo all’utilizzazione di un contratto di mutuo per estinguere passività pregresse di un conto corrente derivanti da clausole illecite, il collegamento negoziale tra il rapporto di conto corrente e il contratto di mutuo al fine di una loro considerazione unitaria è provato allorché ricorrano sia il requisito oggettivo (costituito dal nesso teleologico tra gli atti volti alla regolamentazione degli interessi di una o più parti nell’ambito di una finalità pratica consistente in un assetto economico globale ed unitario), sia il requisito soggettivo (costituito dal comune intento pratico delle parti di volere, non solo l’effetto tipico del singolo contratto posto in essere, ma anche il coordinamento con l’altro per la realizzazione di un fine ulteriore, che ne trascende gli effetti tipici e che assume una propria autonomia anche dal punto di vista causale). Così ha stabilito l’ordinanza della Cassazione civile del 23 marzo 2022 n. 9475.

Le ragioni per una riforma della giustizia familiare e minorile

Di seguito l’articolo del Prof. Danovi, pubblicato su Famiglia e Diritto, n. 4/2022, Ipsoa, Milano.

Nell’ambito di una più generale riforma del processo civile e degli strumenti ad esso alternativi o complementari, la L. 26 novembre 2021, n. 206 ha riservato una dedicata attenzione all’area della giustizia familiare e minorile. Si tratta di un intervento particolarmente significativo, anche tenuto conto del fatto che l’originario testo del disegno di legge delega era del tutto silente sul punto. La scelta del Governo e del Parlamento ha dunque inteso rispondere a molteplici sollecitazioni e istanze, nel segno di una indispensabile revisione anche dei processi familiari, mediante una nuova disciplina che investe diversi profili e aree tematiche. In primo luogo, si è ritenuto necessario ricondurre ad unitatem l’attuale poliedrico ventaglio dei riti familiari e minorili, che nel proporre modelli eterogenei nuoce alla certezza del diritto. In secondo luogo, si è avvertita l’esigenza di introdurre alcune norme immediatamente precettive, per sanare lacune normative e risolvere perduranti gravi contrasti interpretativi. Da ultimo, la rivoluzionaria portata della legge delega consiste nel demandare ai decreti attuativi una organica riforma ordinamentale, che possa sanare l’attuale regime diarchico di competenze, scisso tra tribunale ordinario e tribunale per i minorenni, mediante l’istituzione di un unico organo giudiziario, il tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie, dotato di competenza generale in tutta l’area della giustizia familiare e minorile.