Appalti pubblici: l’escussione della garanzia provvisoria non ha natura punitiva

Con la sentenza n. 198 del 2022 la Corte Costituzionale ha dichiarato, in riferimento agli artt. 3 e 117, comma 1, Cost., quest’ultimo in relazione all’art. 49, § 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue e all’art. 7 CEDU, la non fondatezza, per erroneità del presupposto interpretativo, delle questioni di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 93, comma 6, e 216, comma 1, del D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 (Codice dei contratti pubblici), nella parte in cui limita l’applicazione della più favorevole disciplina da esso dettata in tema di garanzia provvisoria alle procedure e ai contratti per i quali i bandi o avvisi con cui si indice la procedura di scelta del contraente siano pubblicati successivamente alla data della sua entrata in vigore, poiché l’escussione della garanzia provvisoria, nell’ipotesi di esito negativo del controllo a campione sul possesso dei requisiti speciali a carico dei partecipanti alla procedura di gara diversi dall’aggiudicatario, ai sensi del pregresso art. 48, comma 1, non ha natura di sanzione “punitiva” agli effetti della CDFUE e della CEDU, ma si tratta invece di una misura di indole patrimoniale.

No alla data retention generalizzata e preventiva per contrastare i reati di abuso di mercato

Gli Stati membri dell’Ue non possono imporre l’obbligo di conservare in modo generalizzato e indifferenziato i dati relativi al traffico delle comunicazioni elettroniche, è un principio affermato più volte dalla Corte di Giustizia e vale anche per contrastare operazioni qualificabili come abusi di mercato. La conferma, nel solco della giurisprudenza comunitaria, è stata data con la sentenza del 20 settembre 2022 nelle cause riunite VD (C‑339/20) e SR (C‑397/20) con la quale la Corte ha dichiarato che la conservazione generalizzata e indiscriminata, da parte degli operatori di servizi di comunicazione elettronica, dei dati relativi al traffico per un anno a decorrere dal giorno della registrazione non è autorizzata, a titolo preventivo, per finalità di contrasto dei reati di abuso di mercato, di cui fa parte l’abuso di informazioni privilegiate. Altresì, un giudice nazionale non può limitare nel tempo gli effetti di una declaratoria di invalidità di una legislazione nazionale che prevede una conservazione generalizzata e indiscriminata dei dati relativi al traffico e la comunicazione di simili dati all’autorità competente in materia finanziaria, senza previa autorizzazione di un organo giurisdizionale o di un’autorità amministrativa indipendente, a causa dell’incompatibilità di tali disposizioni nazionali con l’art. 15, par. 1 , della direttiva 2002/58 (nota come direttiva “ePrivacy”), come modificata dalla direttiva 2009/136.

L’utilizzo di moneta virtuale a scopo di (auto)riciclaggio

Di seguito l’articolo dell’Avv. Sicignano, pubblicato su Diritto Penale e Processo, n. 8/2022, Ipsoa, Milano.

La repentina diffusione delle monete virtuali solleva da tempo molte preoccupazioni circa un eventuale utilizzo delle stesse a fini di riciclaggio. Il lavoro affronta questo aspetto, soprattutto al fine di comprendere se eventuali acquisti di monete virtuali, con denaro di provenienza illecita, possano essere sanzionati dalla disciplina penalistica antiriciclaggio.