Illegittimo demolire l’alloggio abusivo se la famiglia resta senza casa

Pronunciandosi su un caso “bulgaro” in cui si discuteva della legittimità dell’ordine di demolizione emesso dalle autorità nei confronti di una donna per aver abusivamente costruito un alloggio, da lei occupato con i figli minorenni, la Corte europea dei diritti dell’uomo, all’unanimità, ha ritenuto violato l’art. 8CEDU (diritto al rispetto della casa familiare). Il caso riguardava la demolizione di un edificio costruito illegalmente, che sarebbe stato l’unico posto in cui la ricorrente ei suoi figli avrebbero dovuto vivere. Nel richiederne l’edificazione, la ricorrente aveva dichiarato che sarebbe stato utilizzato per scopi agricoli. Aveva ottenuto il permesso di costruire, ma poi si era scoperto che l’edificio era stato costruito in parte su un terreno che non le apparteneva, che non vi erano documenti che ne attestassero la conformità al regolamento edilizio e che il nucleo familiare lo utilizzava per fini abitativi, in violazione della normativa urbanistica. La ricorrente si era lamentata del fatto che l’ordine di demolizione dell’edificio in cui lei e i suoi figli vivevano violava il suo diritto al rispetto della casa familiare, in violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte ha accolto il ricorso ritenendo che l’ordine di demolizione dell’edificio abusivamente costruito, adibito ad abitazione della ricorrente e dei suoi figli minorenni, era stato pronunciato senza alcuna valutazione della proporzionalità, dunque senza considerare il rischio di lasciare il nucleo familiare senza casa e senza adottare misure per alleviare il grave disagio che ne derivava (Corte EDU, Sez. III, 11 aprile 2023, n. 30782/16).

Abusiva intermediazione finanziaria: per le Sezioni Unite la pena è di quattro anni di reclusione

Le Sezioni Unite penali della Corte di cassazione, con la sentenza n. 17615/2023, hanno dato ri-sposta al seguente quesito: «se la riformulazione dell’art. 132, d.lgs. 1 settembre 1993 n. 385, riguardante il reato di abusiva attività finanziaria, ad opera dell’art. 8, comma 2, d.lgs. 13 agosto 2010 n. 141, abbia comportato l’abrogazione tacita della previsione di cui all’art. 39, legge 28 dicembre 2005, n. 262, che ha stabilito il raddoppio delle pene previste, anche per detto reato, dal d.lgs. n. 385 del 1993 citato, ovvero se, invece, detto art. 39 abbia dettato una regola destinata a rimanere comunque insensibile alle modifiche sanzionatorie inerenti le fattispecie ivi ricomprese».

Incapacità a testimoniare: l’eccezione di nullità va ribadita in sede di precisazione delle conclusioni

Le Sezioni Unite della Corte di cassazione, con la sentenza del 6 aprile 2023, n. 9456, nell’interesse della legge, ai sensi dell’art. 363 c.p.c. , hanno espresso i seguenti principii di diritto: «[l]’incapacità a testimoniare disciplinata dall’art. 246 c.p.c. non è rilevabile d’ufficio, sicché, ove la parte non formuli l’eccezione di incapacità a testimoniare prima dell’ammissione del mezzo, detta eccezione rimane definitivamente preclusa, senza che possa poi proporsi, ove il mezzo sia ammesso ed assunto, eccezione di nullità della prova»; «[o]ve la parte abbia formulato l’eccezione di incapacità a testimoniare, e ciò nondimeno il giudice abbia ammesso il mezzo ed abbia dato corso alla sua assunzione, la testimonianza così assunta è affetta da nullità, che, ai sensi dell’art. 157 c.p.c. , l’interessato ha l’onere di eccepire subito dopo l’escussione del teste ovvero, in caso di assenza del difensore della parte alla relativa udienza, nella prima udienza successiva, determinandosi altrimenti la sanatoria della nullità»; «[l]a parte che ha tempestivamente formulato l’eccezione di nullità della testimonianza resa da un teste che si assume essere incapace a testimoniare, deve poi dolersene in modo preciso e puntuale anche in sede di precisazione delle conclusioni, dovendosi altrimenti ritenere l’eccezione rinunciata, così da non potere essere riproposta in sede d’impugnazione».