No alla procura notarile per l’avvocato che partecipa alla mediazione al posto della parte

In applicazione del principio generale espresso dall’art. 1392 c.c. (la procura deve avere la stessa forma del contratto o dell’atto giuridico da concludere) nonché dell’art. 3, comma 3, del D. Lgs. n. 28/2010 relativo alla procedura di mediazione («gli atti del procedimento di mediazione non sono soggetti a formalità»), la procura speciale sostanziale che conferisce i poteri di partecipazione alla mediazione in sostituzione della parte non è soggetta a formalità (procura notarile). Così ha deciso Trib. Milano 6.10.2023 n. 7689.

C.T.P. a fini di composizione della lite: illegittima l’esclusione per i crediti derivanti da ogni altro fatto o atto idoneo

Con la sentenza n. 222 del 2023 la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. – dell’art. 696-bis, comma 1, primo periodo, c.p.c., nella parte in cui ammette la consulenza tecnica preventiva ai fini di composizione della lite per i soli crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni di fonte contrattuale o da fatto illecito, e non anche per tutti i diritti di credito derivanti da ogni altro atto o fatto idoneo a produrli in conformità dell’ordinamento giuridico, secondo la indicazione fornita dall’art. 1173 c.c. sulle fonti delle obbligazioni, poiché tale esclusione dà luogo ad una differenziazione priva di una ragionevole giustificazione e alla violazione, in danno dei titolari dei crediti esclusi, della garanzia della difesa, cui non osta l’ampia discrezionalità del legislatore in ambito processuale.

Processo amministrativo: quali gli effetti della mancata notifica nel giudizio di ottemperanza?

In sede di giudizio di ottemperanza, l’omessa notifica a taluna delle parti non è sanzionata dall’art. 114, comma 1, c.p.a. con l’inammissibilità del ricorso e l’art. 27c.p.a. prevede che il contraddittorio possa sempre essere integrato, quando il giudizio è stato promosso solo contro alcune delle parti e non si è verificata alcuna decadenza; prescrivendosi l’azione di ottemperanza in dieci anni, una eventuale pronuncia di inammissibilità comporterebbe la riproponibilità del ricorso entro detto termine e appare quindi conforme al principio del giusto processo, di cui all’art. 111 Cost., richiamato dall’art. 2, comma 1, c.p.a., privilegiare, nell’interpretazione delle norme processuali, le soluzioni che agevolino la tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini. Lo stabilisce il Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 18 dicembre 2023, n. 10948.

Illegittimo il sequestro dei beni dell’indagato per corruzione per un ammontare superiore alla tangente incassata

Pronunciandosi su un caso “lituano” in cui si discuteva della legittimità delle decisioni delle autorità giudiziarie che avevano, per quanto qui di interesse, disposto il sequestro dei conti bancari di un soggetto, indagato per corruzione, compresi i suoi redditi futuri, e della sua automobile per circa due anni, senza tener conto delle sue condizioni di salute e personali, per un ammontare superiore rispetto all’importo corrispondente alla richiesta risarcitoria presentata dalla persona offesa (Ministero della Salute), la Corte EDU ha ritenuto all’unanimità, che vi era stata la violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 (protezione della proprietà) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, oltre ad una serie di violazioni ulteriori della CEDU (Corte EDU, Sez. II, 19 dicembre 2023, n. 14139/21 – N. c. Lituania).

L’avvocato “stabilito”, con poche collaborazioni, non può essere dispensato dalla prova attitudinale

È legittima la decisione del CNF che, nel confermare la decisione del Consiglio dell’Ordine, aveva escluso la sussistenza del requisito richiesto ai fini dell’esonero dalla prova attitudinale dell’avvocato stabilito che si era «limitato a collaborazioni», riferibili a pochi (quattro) procedimenti giudiziari, senza peraltro che fosse emerso con chiarezza quale fosse stato effettivamente il suo apporto, ed essendo rimasto del tutto indimostrato il presupposto che richiede un adeguato numero di clienti ed il correlato «giro d’affari». È quanto stabilito dalla Cassazione con sentenza a Sezioni Unite del 13 dicembre 2023, n. 34961.