Sugar tax: è legittima l’imposta sul consumo di bevande edulcorate

Con la sentenza n. 49 del 2024 il Giudice delle leggi ha dichiarato la non fondatezza, in riferimento agli artt. 3 e 53 Cost., della questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, commi da 661 a 676, della legge n. 160 del 2019, nella parte in cui ha assoggettato ad imposta sul consumo i soli prodotti rientranti nelle voci NC 2009 e 2202 della nomenclatura combinata dell’UE (ossia certe bevande analcoliche) ottenuti con l’aggiunta di edulcoranti, e non anche altri prodotti alimentari diversi dalle bevande ma parimenti contraddistinti dall’aggiunta dei medesimi edulcoranti, poiché la giustificazione dell’introduzione della imposta sulle bevande analcoliche edulcorate discende dalla attitudine delle stesse, per la loro particolare composizione, a provocare diabete, obesità e altre patologie non trasmissibili.

Esclusione illegittima da una gara? La centrale di committenza (non il comune) risarcisce il danno

Se la centrale di committenza gestisce alcune parti della procedura, ad esempio la riapertura della gara nell’ambito di un accordo quadro o l’aggiudicazione dei singoli appalti basata su un sistema dinamico di acquisizione, la stessa dovrebbe continuare ad essere responsabile per le fasi che gestisce; in caso di errore, pertanto, l’onere risarcitorio non può, quindi, che gravare sul soggetto che gestisce la procedura. Lo stabilisce il Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 15 marzo 2024, n. 2544.

Condominio: il rapporto tra innovazioni e uso della cosa comune

Con sentenza del 30 gennaio 2024, n. 297, il Tribunale di Venezia torna ad occuparsi della ricorrente questione sull’individuazione, nel contesto condominiale, delle opere che comportano veri e propri interventi implicanti innovazioni (con gli effetti che ne conseguono, anche in presenza di condomini affetti da disabilità) e di quelle che, invece, che non determinano alterazioni della cosa comune, di cui tutti i condomini possono servirsi con la configurazione del vincolo reciproco di non mutare la destinazione del bene comune e di farne un uso paritetico in base ai diritti a ciascuno di essi riconosciuti.