l’Islam nei racconti di Gigliotti

GIORGIO GIGLIOTTI, PANE E ALLAH (PONTE SISTO, pp.233, EURO 14). “Essere umile è virtuoso” dice Abdallah, scrittore affermato in Occidente, tornato a visitare il proprio maestro sufi Muhallim Sayd, ormai morente. E’ vero, gli risponde il vecchio ma “i virtuosi restano virtuosi fino a quando non riconoscono le proprie qualità”. In Tunisia Nabil, 13 anni, fa la guida ai turisti, soprattutto francesi, e si prostituisce, senza protezione e con una terrificante normalità, unica modalità di sopravvivenza in un mondo di poveri. Il mondo che Giorgio Gigliotti racconta in “Pane e Allah” oscilla tra questi due estremi, saggezza e cinismo, alta cultura e cinismo.

Non sono due mondi, sono soltanto due facce della stessa medaglia di un’area tra il Maghreb e il Medio Oriente, che Gigliotti conosce bene, essendone appassionato da trenta anni.

Il libro ospita undici racconti e un breve romanzo: a volte veloci diapositive di un mondo sconosciuto, a volte ritratti ricchi di dettagli. Tutti privi di giudizio e con un forte distacco, che si tratti di Emiliano G., ragazzo napoletano diventato Ahmed Abu Bakr, foreign fighter che sposa la causa del radicalismo islamico e va a combattere con l’Isis, oppure della bomba israeliana che semina strage a Gaza City e il racconto si conclude con una poesia di Mahmoud Darwish.

Qualche racconto lascia sorpreso il lettore sembrando troncato all’improvviso, la parentesi di una vita. Nel libro, comunque, due o tre argomenti ritornano: il turismo sessuale (visto dalla parte degli autoctoni), la terribile condizione della donna.

Se “l’amore è una frattura nella logica del mondo”, non tutti gli amori sono uguali e ogni età ha il suo: “Da bambini ci si amava con purezza, da ragazzi con violenza, da adulti con finzione e ipocrisia”, spiega l’autore nel breve romanzo finale.

Per certo, a pagare un prezzo troppo alto sono loro, i bambini: “Gli uomini li picchiano, le donne li maltrattano, gli adulti li violentano e li sfruttano”.

Le donne sono sempre un passo indietro, spesso non mangiano a tavola con i maschi, in caso di bisogno sono le prime a sacrificare gli studi. E in Afghanistan succede anche di peggio: la bella Armida è costretta dalla famiglia a diventare una bacha posh, cioè una di quelle ragazze che devono negare la propria sessualità e, per dare una mano alla famiglia – dunque uscire senza essere accompagnate da un uomo, poter lavorare e quant’altro i medievali dettami dei talebani – si vestono da uomo e si comportano da uomo. Un comportamento rischiosissimo: se scoperte rischiano forse anche la vita.

In questo mondo così crudele e così malinconico e profondo allo stesso tempo, la natura è bella in modo commovente. E’ splendido il chott, la depressione salina, le oasi con l’haffara (fonte di acqua sulfurea), la grandiosità dei tramonti nel deserto con in distanza le biet (tenda beduina). Perché è vero ciò che scrive Giovanni Filoramo nella Prefazione che è in corso un processo in cui la tradizione cede e il nuovo avanza causando una frizione da cui nasce un conflitto, ma è anche vero che ci sono luoghi dove nulla avviene e il futuro non incombe, come le oasi di Siwa e di Nefta. (ANSA).

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