La parte civile nel processo “Ambiente svenduto” e il danno 231: anticipiamo le motivazioni della sentenza Ilva

A distanza di anni dall’inizio della sua celebrazione, nel maggio 2021 si è concluso il processo c.d. “ambiente svenduto” celebratosi dinanzi alla Corte di Assise di Taranto e che ha coinvolto, nella veste di imputati, 44 persone fisiche e 3 ‘enti’. Prima dell’avvio dell’istruttoria dibattimentale si sono tenute molteplici udienze dedicate alla costituzione delle parti civili e tra le diverse questioni anche quelle riferite alla possibilità di costituirsi – per l’appunto parte civile – nei confronti delle società imputate. Alla luce di questo, nelle motivazioni ancora da depositare, si presume che la questione sarà nuovamente affrontata e forse si troveranno anche delle argomentazioni in merito al tema del danno e del consequenziale risarcimento. Nel presente elaborato si tenterà, dunque, un esercizio di logica giuridica a fronte di quanto accaduto durante il processo e si affronterà il tema del ‘danno231’.

Indennizzi INPS e risarcimento danno biologico: no alla compensatio lucri cum damno

Con l’ordinanza n. 11657 dell’11 aprile 2022, la Corte di Cassazione ha escluso la detrazione dell’indennizzo erogato dall’INPS dal risarcimento del danno biologico. La decisione, condivisibile nell’argomentazione e nell’esito, favorisce alcune riflessioni sull’istituto della compensatio lucri cum damno e sui presupposti e i limiti della sua applicazione nel rapporto tra gli indennizzi INPS e il risarcimento del danno a favore della vittima del sinistro.