Con l’allargamento della 231 la Cassazione condanna per reato tributario anche la società

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 16302/2022, ha confermato che, nel caso di stipula di fittizi contratti di appalto di servizi in luogo della mera somministrazione di manodopera, l’utilizzo nelle dichiarazioni fiscali Iva delle fatture rilasciate, trattandosi di operazioni soggettivamente inesistenti stante la diversità tra il soggetto emittente la fattura e quello che ha fornito la prestazione, integra il delitto di “Dichiarazione fraudolenta” di cui all’art. 2, d.lgs. 74/2000, e comporta la responsabilità, ai sensi del d.lgs. 231/2001, anche dell’ente nel cui interesse e vantaggio è stato commesso l’illecito, essendo il catalogo dei reati presupposto della responsabilità amministrativa dell’ente stato esteso, mediante l’aggiunta dell’art. 25-quinquiesdecies, anche a plurimi reti tributari tra cui la frode fiscale.

Privacy: l’INPS deve ricevere solo le informazioni indispensabili per la pensione di invalidità

Vìola la privacy del dipendente il comune che tratta i dati relativi all’accertamento medico effettuato dallo stesso per ottenere l’invalidità per causa di servizio, senza rispettare il principio della minimizzazione dei dati. Nella comunicazione tra amministrazioni pubbliche i dati sanitari trasmessi devono essere soltanto quelli “indispensabili” alla attività da compiere. Così ha stabilito la Cassazione civile con l’ordinanza n. 9919/2022.

Rapina in ascensore: aggravata perché luogo di privata dimora

La sentenza che offre alimento al presente contributo, dopo avere tracciato in maniera chiara il limen discriminationis tra le limitanee figure incriminatrici della rapina propria e del furto con strappo, conferma – per tal guisa allineandosi alla sedimentata giurisprudenza di legittimità – che la condotta aggressiva funzionale alla sottrazione di una cosa mobile altrui e agita all’interno di un locale ascensore integra la fattispecie di rapina propria aggravata di cui all’art. 628 comma 3 n. 3-bis, c.p., trattandosi di luogo destinato a privata dimora e pertinenziale alla unità abitativa (Cassazione penale, Sez. II, sentenza 26 aprile 2022, n. 15889).

Ammissione in assemblea e al voto nelle società quotate

Di seguito l’articolo del Prof. Bartalena, pubblicato su Le Società, n. 4/2022, Ipsoa, Milano.

Fra i vari profili esaminati nella sentenza in commento spicca, anzitutto, quello della rilevanza – e, quindi, dell’efficacia invalidante rispetto alla deliberazione adottata – della mancata ammissione all’assemblea del socio titolare di una partecipazione marginale, di per sé ininfluente ai fini del raggiungimento del quorum deliberativo in presenza di una maggioranza consolidata: una problematica che, evocando la stessa funzione del procedimento assembleare, desta particolare interesse all’attualità, stante la consacrazione di forme di coinvolgimento dei soci mediante collegamenti telematici e di espressione del voto al di fuori della sessione assembleare (voto per corrispondenza, voto telematico). Il Tribunale di Milano, poi, affronta anche la questione delle eccezioni opponibili ex art. 83- septies T.U.F. al soggetto legittimato all’intervento e al voto, fornendo una risposta, in ordine alla spettanza di tale potere e alle modalità della sua esplicazione, che, in verità, non tiene conto delle particolarità che nelle società quotate presentano, in generale, il procedimento assembleare e, in particolare, la verifica preliminare della spettanza del diritto di intervento in ragione della necessaria interposizione di un intermediario finanziario.