Violazione dei sigilli: rileva l’illegittimità dell’atto amministrativo impositivo?

Con un’ampia motivazione la Corte di cassazione, sentenza 2 maggio 2022, n. 16984, ripercorre gli elementi costitutivi del reato di violazione di sigilli (art. 349 c.p.) escludendo che la legittimità del provvedimento amministrativo che impone l’indisponibilità materiale del bene possa venire in rilievo ai fini della consumazione del delitto. Ragione per cui, anche in caso di atto della pubblica amministrazione privo dei requisiti di legittimità, non è dato al soggetto che subisce l’imposizione sottrarsi alla sua esecuzione, eludendo il vincolo rappresentato dall’apposizione dei sigilli. Né al giudice penale, contrariamente a quanto disposto espressamente dall’art. 650 c.p., è consentito procedere alla disapplicazione dell’atto amministrativo la cui legittimità ed efficacia non rientra tra gli elementi descrittivi della fattispecie.

Sanità privata accreditata: non si può imporre al personale un rapporto di lavoro dipendente

Con la sentenza del 9 maggio 2022 n. 113 la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 41 Cost., dell’art. 9, comma 1, della L.R. Lazio 28 dicembre 2018, n. 13, nella parte in cui stabilisce che il personale sanitario dedicato ai servizi alla persona delle strutture sanitarie private accreditate deve avere con la struttura un rapporto di lavoro dipendente regolato dal CCNL sottoscritto dalle associazioni maggiormente rappresentative nel settore sanitario, poiché essa pone una regola non già tendenziale e modulabile, bensì rigida e assoluta, in contrasto con il canone della ragionevolezza e proporzionalità dell’intervento normativo rispetto al fine sociale perseguito, e limita eccessivamente la libertà di iniziativa economica privata, ferma restando la possibilità per la Regione di fissare, quale requisito ulteriore per l’accreditamento, standard organizzativi più idonei anche quanto al rapporto di impiego del personale necessario per l’erogazione delle prestazioni sanitarie.

La Corte di Giustizia censura l’art. 83, comma 8, del Codice dei contratti pubblici

L’articolo 63 della direttiva 2014/24/UEdel Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE, deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa nazionale secondo la quale l’impresa mandataria di un raggruppamento di operatori economici partecipante a una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico deve possedere i requisiti previsti nel bando di gara ed eseguire le prestazioni di tale appalto in misura maggioritaria. Lo ha affermato la Corte di Giustizia UE, sez. IV, sentenza 28 aprile 2022.